mercoledì, 23 aprile 2014

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AMNISTIA! AMNISTIA!

amnistia

Mentre il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lo scorso 14 Agosto 2011 ha voluto, in una telefonata a Marco Pannella esprimere la sua vicinanza e il suo apprezzamento al leader radicale e a tutti i partecipanti alla giornata di mobilitazione sul tema del sovraffollamento delle carceri e dei diritti umani dei detenuti, ritenendolo uno straordinario impegno valso a richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica, pur dominata in queste settimane dai problemi della crisi finanziaria.

Su drammatiche questioni come quelle sollevate anche dal Presidente della Repubblica in occasione del recente convegno sulla giustizia e a sollecitare un intervento del Parlamento in tempi ravvicinati. Intanto nelle carceri italiane si continua a morire e a ledere la dignità della persona. Un argomento di cui poco si parla, sollevato da Walter Volante, purtroppo, è la situazione dei Centri Clinici all’interno dei penitenziari. Dice:
- Chi ha avuto l’occasione di vederne uno, magari proprio quello della efficiente Milano, San Vittore, rimane disgustato. E’ abitato, per la maggior parte da anziani, gravemente malati che si vedono costretti a sommare sofferenza a sofferenza. Persone incapaci di deambulare, non autosufficienti, spesso attaccate ad una flebo in una cella con le sbarre alle finestre e alle porte. Mi chiedo che pericolosità sociale possano determinare queste persone. Mi viene la nausea quando sento parlare dell’efficienza delle strutture sanitarie penitenziarie. Perché si spendono i soldi pubblici per allestire macchinari sanitari tra le sbarre? Non sarebbe più umano, collocare i detenuti malati in strutture ospedaliere civili, già debitamente attrezzate, e impiegare il denaro garantendo un servizio di vigilanza ad personam? Magari in ale separate dal resto dei degenti. Aboliamo i Centri Clinici!
A ragione di quanto detto è la testimonianza di una familiare di un detenuto di Taranto:
- Al mio ragazzo giovedì scorso hanno tolto dal petto il Broviac, volete sapere come? E’ stato portato in ospedale, subito dopo l'operazione e non è stato nemmeno sottoposto a osservazione. Gli hanno fatto una anestesia talmente forte che si è risvegliato dopo tantissime ore in cella, nudo coperto solo con un lenzuolo, in una busta i suoi indumenti. I compagni di cella tornando dall’ora dell’aria l'hanno visto e svegliato... tutto questo dopo l'intervento. Oltre a non essere risvegliato dal personale medico, nessun dottore lo ha più controllato. Il suo compagno di cella effettua le medicazioni ai punti di sutura e nessuno gli ha detto quando glieli toglieranno. Tutto ciò è deplorevole! Questo accade in Italia! Per non parlare del fatto che le garze e il disinfettante ha dovuto comperarle il mio ragazzo perché,, hanno detto che l’infermeria ne era sprovvista. E’ ridicolo. Tutto ciò supera ogni limite della credibilità! Vergogna, li trattate come bestie!!!

Un’altra testimonianza di un 22enne Piero, detenuto al carcere di Taranto dice che per un compagno di cella 60enne che ormai non ha più nessun famigliare che lo aspetti fuori, è all’ordine del giorno tentare il suicidio e francamente Piero è stanco di dover lottare con le sue forze per dissuaderlo dal suicidio. Oltretutto non è vigilato da nessuno psicologo e crede che non gli compete il ruolo di “assistente sociale sostitutivo” rivolto a chi ha una così grande voglia di farla finita. Ma queste sono le solite storie di galera.

La speranza è l’ultima a morire. In attesa che il sogno dell’Amnistia si realizzi (semmai si realizzerà) i penitenziari potrebbero attivarsi con piccole norme volte anche alla tutela delle famiglie, oltre che le persone detenute:

- in considerazione del sovraffollamento in strutture, pensate e attrezzate per ospitare meno della metà dei detenuti presenti, per cercare di rendere meno congestionate le visite dei famigliari sarebbe opportuno portare a otto le ore mensili previste per i colloqui;

- dovrebbero essere migliorati i locali adibiti ai colloqui fatiscenti ovunque, e in particolare i locali adibiti all’attesa dei famigliari in vista dei colloqui, soprattutto contravvenendo alle esigenze che possono avere gli anziani o i bambini piccoli, costretti spesso a restare ore in attesa senza un riparo o in locali privi di areazione o ventilazione (servirebbero strutture provviste di servizi igienici idonei); infatti sarebbe importante predisporre nelle sale colloqui ventilatori o condizionatori in numero sufficiente per rendere sopportabile alle famiglie, e soprattutto ai bambini, la permanenza in tali aree;

- dovrebbero essere concessi con maggior rapidità i colloqui con le terze persone;

- dovrebbero essere concesse a tutti i detenuti due telefonate supplementari, in considerazione delle condizioni disumane in cui stanno vivendo in particolar modo a quei detenuti che attraversano momenti difficili mantenendo contatti più stretti con i propri cari proprio quando si sta male e si sente il bisogno del calore della famiglia, ma anche quando a star male è un famigliare, potrebbe davvero costituire una forma di prevenzione dei suicidi;

- dovrebbero essere rese più chiare le regole che regolano il rapporto dei famigliari con la persona detenuta, uniformando per esempio le liste di quello che è consentito spedire o consegnare a colloquio, e dovrebbero essere più ampie possibile e non irrazionalmente restrittive così come accade in solo in ITALIA.

Un Abbraccio Forte di solidarietà a Tutti I Detenuti

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